L’Avvocato Fu*Turista Giammatteo Rona, Alessandro D’Aquila, Manuele Spelta alias Lele Picà
(Fotografia di Viola Cappelletti, fotografa pavese.)
Manifesti, pittura, fotografia, scultura, letteratura, teatro, mostre, eventi, allestimenti, piazze, performances dal vivo, improvvisazione.

Questo e tanto altro è FU*TURISMO, il movimento che nel 2012 irrompe sulla scena artistica e culturale italiana in un momento in cui l’arte e la cultura, nonostante la loro copiosa ed ininterrotta produzione, sembravano da tempo non aver più nulla da dire di “autentico”. Gli ultimi scorci del XX secolo, del resto, apparivano fortemente dominati da un clima di “finzione” e di “fermosi” determinato da una sorta di “mecenatismo mafioso” che sembrava aver ridotto l’arte ad espressione di mere operazioni commerciali, come tutta la cultura, che sembrava essa stessa piegata al dogma che tutto fosse in vendita e che tutto si potesse comprare.
Ebbene, in questo clima asfittico, in cui la “dissacrazione” della cultura è giunta perfino a travolgere e mistificare i concetti di “democrazia”, “libertà”, “lavoro”, “merito”, “diritto”, insieme a tutti quei valori della nostra Tradizione che sono stati ridotti a slogan privi di sostanza e buoni solo per subdole operazioni di captatio benevolentiae, il Fu*turismo si presenta con l’ambizione di “fermare il tempo” e tirare una netta linea di demarcazione tra il passato e il futuro, rivolgendosi prepotentemente al presente.
L’unico futuro possibile – per il Fu*turismo – sta tutto nella capacità, nella volontà e nel coraggio di disvelare gli inganni del presente, ripulendo la cultura e il mondo dell’arte dalle incrostazioni che per fortuna non ne hanno intaccato le radici, tutto sommato ancora sane. Benché il passato, infatti, venga ancora oggi troppo spesso strumentalizzato con la mitizzazione di leggende false o mai esistite, il futuro, per parte sua, è ormai da tempo invocato in modo opportunistico e privo di significato da parte di chi non si vuole prendere le responsabilità del presente.
La vera scommessa, oggi, è pertanto quella di rompere col futuro più che col passato. Per questo il Fu*turismo si presenta come una retro-avanguardia, come “cura antibiotica” per una società “ammalata” in superficie ma ancora in salute in profondità.

Il “metodo” Fu*turista è chiaro.
Sostituire agli annunci le azioni, e sottrarre al monopolio del clima irreggimentato l’arte e la cultura, riportandole in mezzo alla gente senza false mediazioni, dando l’esempio che si possa davvero “fare”, semplicemente facendolo, senza se e senza ma, e soprattutto senza padrini e senza padroni, e senza “inginocchiarsi” davanti ai burocrati della cultura.
E poi, dare voce a chi non ha i mezzi per sottomettersi, e soprattutto non vuole sottomettersi, alla filiera “commerciale”. Peculiarità del Fu*turismo è infatti quella di promuovere non solo gli artisti Fu*turisti, ma tutti gli artisti, sia affermati sia emergenti, dimostrando che non c’é invidia né gelosia nel mondo dell’arte, perché alla fine le idee non si possono rubare, e chiunque può essere “maestro” di qualcosa per qualcun altro.
Il Fu*turismo, in buona sostanza, unisce nel nome dell’arte contro chi divide e disperde in nome del profitto.
E così in quattro anni i Fu*turisti hanno dato vita in tutta Italia a una straordinaria serie di eventi e performance live che hanno in ogni occasione creato lo “shock”, la “rottura”, lo “strappo”, ottenendo la distrazione delle masse “drogate” dai media che continuano imperterrito a promuovere esclusivamente i modelli imposti da chi ha rubato e poi svenduto i nostri sogni.
Il Fu*turismo è la prova provata che si possa interrompere la ripetitività umiliante della quotidianità in cui perfino i vizi sono diventati doveri.
I Fu*turisti, in fondo, sono moderni cantastorie che mollano tutto per correre le piazze al solo fine di emozionarsi e di emozionare, celebrando lo spettacolo della vita a dispetto di una vita da avanspettacolo.
La stessa parola “FU*TURISMO” rappresenta l’estrema sintesi del pensiero Fu*turista.
Il Fu*turismo è innanzitutto culto di ciò che “FU”, cioè culto del passato, inteso come celebrazione e conservazione delle proprie origini e delle testimonianze delle metamorfosi culturali del corpo sociale. Il Fu*turismo ovviamente è molto di più della passione per il “vintage”, di maniera come tutte le mode: è culto del Made in Italy nella sua accezione originaria di espressione autentica della dimensione nazionale e popolare del nostro “saper fare”, che non era “indottrinamento” di massa, ma era, al contrario, “soddisfazione” della massa.
Il Fu*turismo è quindi “TURISMO” nel passato dell’arte e della cultura, da intendersi come desiderio di ricerca di “uomini e pensieri”, al netto della retorica che ci rende prigionieri di falsi miti e di leggende mai esistite propugnati dal falso turismo e dal turismo di massa da cui il Fu*turista prende ovviamente le distanze. Ciò nondimeno, con l’entusiasmo della scoperta e attraverso la sperimentazione, il Fu*turismo si fa in ultima istanza emancipazione da quello stesso passato per necessità di innovazione. Senza spasmi di futuro. Anzi, è liberazione da un FUTURO che spesso sa di minaccia: il Fu*turismo, il futuro, lo porta nel PRESENTE, inteso come disinganno che rende “presenti a se stessi”.
Il Fu*turismo, in estrema sintesi, è un movimento di arte-vita. Non è un lavoro, non è una passione, non è un impegno: è un modo di intendere la vita. Di più: è un modo di vivere per fare di se stessi l’Opera d’Arte.
Esponenti del Fu*turismo sono Alessandro D’Aquila, Lele Picà e Giammatteo Rona L’Avvocato Fu*turista.